Dario D’Aronco

Internal Models

07.12.2017 - 09.02.2018

Galleria Mario Iannelli è lieta di annunciare “Internal Models”, una mostra di Dario D’Aronco che presenta quattro nuove opere.
Posizionate sul muro su un fondo dipinto, tre stampe 3D cave mescolano i caratteri anatomici dell’artista con altri oggetti.
Questi ritratti, come appartenenti ad una stessa realtà, forniscono l’immagine di azioni quotidiane: telefonare, offrire, bere. Ognuno di loro è costituito da una parte del corpo di D’Aronco che è stata precedentemente scansionata con uno scanner laser 3D, successivamente doppiata simmetricamente attraverso un software: la guancia sinistra diventa la controparte della guancia destra, la mano sinistra di quella destra. L’autoritratto è quindi associato a un modello 3D che è stato scaricato da un database online: dei bicchieri da fast food si intersecano con una faccia (“sipping head”, 2017), una mano che impugna un telefono (“the calling”, 2017), la stessa mano che offre un fossile (“the gift (ammonite)”, 2017). Il nuovo modello, divenuto autonomo, è così riproposto in maniera sconcertante.
In un’altra parte della galleria un ipotalamo fluttua a mezz’aria. La scultura è ottenuta da una risonanza magnetica del cervello dell’artista il quale ha potuto tradurre le informazioni, ottenute dalla scansione ad ultrasuoni, in modello 3D. L’ipotalamo è un area del cervello in cui sono collocate differenti ghiandole endocrine che regolano alcune funzione fisiologiche del nostro corpo.
Recenti ricerche mettono in luce il comportamento pre-programmato delle nostre azioni. Ora è possibile misurare e situare il momento esatto in cui la decisione di agire diventa consapevole. Interviene, secondo il neurobiologo Libet, 345 millisecondi dopo l’innesco di una potenziale prontezza. Quindi è il solo cervello che decide quando agire, indipendentemente dalla volontà del soggetto. Le nostre azioni sono così inconsciamente controllate e regolate da un elemento interno al nostro corpo.
Oscillando costantemente, i significati del termine “Internal Model” risuonano in tutta la mostra come immagini inverse l’una dell’altra. Da un lato, la rappresentazione della realtà attraverso il pensiero individuale; dall’altra, la tecnologia di un processo che anticipa e corregge i comportamenti futuri di un sistema.
Il passato è un concetto soggetto a speculazione quanto il futuro. L’ammonite (un oggetto pre umano) ne è un esempio. Era chiamata snake-stone nel medio evo in Gran Bretagna, dove credevano che fosse un serpente avvolto e successivamente pietrificato. Oggi è definito come animale preistorico. Quale sarà il suo significato futuro? Il passato è considerato più concreto e più reale del futuro attraverso un processo di immaginazione di ciò che è già accaduto. Attraverso la speculazione concettuale, l’informazione viene assemblata in modo più o meno congetturale. L’ammonite, come il bicchiere o il telefono è diventato così il simbolo di queste speculazioni che possono essere applicate agli oggetti. Nelle sculture di D’Aronco questa atemporalità è moltiplicata e aumentata dall’uso di nuove tecnologie e tecniche che sono venute a turbare e sconvolgere la tradizione dell’autoritratto.
Le opere sembrano voler sfidare il tempo ed evitare di essere iscritte nel tempo: nel passato, nel futuro come nel presente.
Lo sconcertante, insieme al respiro che sembra fuggire da esso, sussiste.
 
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Galleria Mario Iannelli is pleased to announce “Internal Models”, an exhibition by Dario D’Aronco that presents four new artworks.
Positioned on the wall over painted backgrounds, three hollow 3D prints mix the artist’s features with other recognizable objects.
These portraits, that reveal a common reality, provide the image of everyday actions: telephoning, offering, drinking. Each one is made up of a part of D’Aronco’s body that has been laser scanned in 3D, then symmetrically doubled using software: the left cheek becomes the counterpart of the right cheek, the left hand that of the right. This self portrait is then associated with a 3D model that has been downloaded from an online database: fast food goblets intertwined on a face (“sipping head”, 2017), a hand holding a telephone (“the calling”, 2017), the same hand offering a fossil (“the gift (ammonite)”, 2017). The new model, having become autonomous, is thus repeated in an uncanny manner.
In another part of the gallery, a hypothalamus floating in midair. The sculpture is made out of a magnetic resonance of the brain of the artist, who could translate the data, got from the ultrasound scanning, in 3D model. The hypothalamus is an area of the brain where several endocrine glands are located, they regulate a number of physiological functions of our body.
Recent research highlights the pre-programmed behaviour of our actions. It is now possible to measure and situate the exact moment when the decision to act becomes conscious. It intervenes, according to neurobiologist Libet, 345 milliseconds after the triggering of potential readiness. Thus it is the brain alone that decides when to act, independently of the subject’s will. Our actions are thus unconsciously controlled and regulated by an internal element of our own body. Constantly oscillating, the definitions of the term “Internal Model” resonate throughout the exhibition as reverse images of one another. On one hand, the representation of reality through individual thought; on the other, the technology of automatic command, that has the goal of anticipating and correcting the future behaviour of a system.
Past is a notion that is just as speculative as the future. The ammonite (a pre human object) is one example. It was called snake-stone in the middle ages in Great Britain, where it was imagined to be curled up snake become stone.
Today it is understood to be a prehistoric animal. What meaning will it have in the future? The past is considered to be more concrete and more real than the future through a process of imagining what has already happened. Through conceptual speculation, information is assembled in a more or less conjectural fashion. Ammonite, like the goblet or the telephone has thus become the symbol of these speculations that can be applied to objects. In D’Aronco’s sculptures this timelessness is multiplied and compounded through the use of new technologies and techniques that have come to unsettle and upset the tradition of the self-portrait. The artworks seem to be seeking to defy time and avoid becoming inscribed in time: neither past, nor future, not even present.
The uncanny, along with the breath that seems to escape from it, subsists.
 
Magalie Meunier
 
 
this exhibition is kindly supported by Mondriaan Fonds
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