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Monochromes

29.11.19 — 28.02.20

The merging line unifying the artists' works in the exhibition "Monochromes" at Galleria Mario Iannelli is a visual attitude in which declines the possibilities of seeing and "letting see", and at the same time this experience, its duration and the idea of the underlying procedure embody the object of the work itself.
The title works as a first word compared to the research that artists unroll and interchange in the exhibition, in which the painting on canvas by Daniel Lergon, Yorgos Stamkopoulos, Tyra Tingleff and Stanislao Di Giugno converge with the intervention area by Schirin Kretschmann and Simon Mullan.

 

Daniel Lergon, since his beginning, when he painted coloured backgrounds monochrome on semi-transparent supports, places the observer in a moving standpoint, thus in the changing monochromes on reflective canvas, of zinc, or copper on canvas or aluminium as well as in the most recent paintings with phtalogreen and then crimson red on fluorescent yellow, the colour can bring forth sidereal distances and natural phenomena at the edge of the human eye perception. 
Through the monochrome Lergon filters the ability to see, the possibility of defining an object, therefore its rendering is surreal, poised between light and shadow, reality and dream.
Yorgos Stamkopoulos sow traces on the canvas on which then he removes with a "de-collage" performing a process of defining space that is made up by monochromatic fragments.
In his latest works, the painting becomes even more explosive, enriched by later interventions, as if they were dry corrections of a fresco, serving like disturbances to the perception of the monochromaticity setup.
In the paintings of Stanislao Di Giugno, the painting and observation processes are objectively represented in the full range of monochrome tones repeated in sequences, brightness variations that establish a presence of the space on the sculptural kind and even so vanishing such as a screen or a shifted frame.
Tyra Tingleff's large formats are in reality an anti-view, visualizations of transformation processes. The shape seems to implode in crunches at all temperature levels. Dissimilar to the other exhibition's artists, she does not usually produce monochrome paintings.
The site-specific interventions by Schirin Kretschmann highligth the structures of the space and expose it to a change. The painted surfaces on the wall dissolve over time, having their own physicality under the use of non-traditional materials.
In the works of Simon Mullan, the monochrome takes place thanks to the influence of industrial work in generating the artwork. Poor materials like overalls, textiles of bomber jackets and tiles are used as modules of a modernist grid that assemble internal movements, vanishing points, rhythm. For the exhibition, he created the artwork on the structure of the gallery glazed façade by modifying the design on the existing grid.

 

 

Il tratto di unione che unisce il lavoro degli artisti della mostra “Monochromes” presso la Galleria Mario Iannelli è un attitudine visuale che nel monocromo declina le possibilità del vedere e del “lasciar vedere” nello stesso tempo questa esperienza, la sua durata e l’idea che il procedimento materiale sottostante costituisca l’oggetto del lavoro stesso.
Il titolo funziona da parola iniziale rispetto a un ricerca che gli artisti evolvono e pongono in dialogo fra di loro nella mostra in cui la pittura su tela di Daniel Lergon, Yorgos Stamkopoulos, Tyra Tingleff e Stanislao Di Giugno si interseca con gli interventi ambientali di Schirin Kretschmann e Simon Mullan.

 

Daniel Lergon, sin dai suoi inizi quando ha dipinto campiture di colore monocrome su supporti semi trasparenti, pone l’osservatore in un punto di vista mobile, così nei monocromomi cangianti su tela riflettente, di zinco o rame su tela o alluminio e nei più recenti quadri con ftalo verde e poi rosso cremisi su giallo fosforescente, in cui il colore è capace di evocare distanze siderali e fenomeni naturali ai limiti della percezione dell’occhio umano. Attraverso il monocromo Lergon filtra la capacità di vedere, la possibilità di definire un oggetto, e la sua resa è quindi surreale, in bilico fra la luce e l’ombra, la realtà e il sogno.
Yorgos Stamkopoulos seminando letteralmente delle tracce sulla tela che poi rimuove con un decollage implementa un processo di definizione dello spazio che si compone di frammenti monocromatici.
Nei suoi ultimi lavori la pittura si fa ancora più deflagrante arricchendosi di interventi posteriori, come fossero correzioni a secco di un affresco, che fungono da disturbi alla percezione della monocromaticità dell’impianto.
Nei quadri di Stanislao Di Giugno i processi di pittura e di osservazione sono oggettivamente rappresentati nell’ampia gamma dei toni monocromi ripetuti in sequenze, variazioni di luminosità che stabiliscono una presenza spaziale di tipo scultoreo e tuttavia evanescente come uno schermo o una cornice spostata.
I grandi formati di Tyra Tingleff sono in realtà un’anti-veduta, visualizzazioni di processi di trasformazione. La forma sembra implodere in scricchiolii a tutti i gradi di temperatura. Differentemente dagli altri artisti della mostra, non realizza solitamente quadri monocromi.
Gli interventi site-specific di Schirin Kretschmann evidenziano le strutture dello spazio e lo sottopongono ad un cambiamento. Le superfici dipinte al muro si dissolvono nel corso del tempo, avendo una propria fisicità grazie all’utilizzo di materiali non tradizionali.
Nelle opere di Simon Mullan il monocromo ha luogo per l’influenza del lavoro industriale nella creazione dell’opera d’arte. Materiali poveri come tessuti di tute da lavoro, di giacche bomber e piastrelle sono usati come moduli di una griglia modernista che costruiscono movimenti interni, punti di fuga, ritmo. Per la mostra ha realizzato un'opera sulla struttura della facciata della galleria modificandone il disegno della griglia preesistente.

 

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