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Joe Clark: Shallow Pool

15.04.15 — 30.05.15

Shallow Pool raccoglie un’ insieme di opere create a partire dal 2013-15 che unisce quattro periodi di ricerca legati dallo stesso quadro tecnico e concettuale. Un motivo ricorrente è l’espressione di un gesto corporeo o di un intervento che articola quello che potrebbe in teoria essere fatto con un computer ma in pratica è possibile solo in quanto risultante di un intervento fisico nella realtà ad opera dell’ artista.


Clark spesso complica il processo di presentazione della realtà per mezzo delle tecniche fotografiche contemporanee a partire dal processo di produzione. Qui vediamo riformulazioni di posizioni virtuali della camera, di preparazioni di modelli generati al computer, di tecniche di illuminazione dell’ immagine (HDRi), di composizioni di strati e pennelli, che sono tutti liberamente combinati ignorando volutamente gli scenari che normalmente accompagnano il loro utilizzo. Clark sovverte le pratiche di lavoro associate alle applicazioni commerciali della fotografia, deviando il flusso di lavoro in un punto cruciale. Ad esempio: fare a mano cio’ che è fatto normalmente in uno spazio virtuale o utilizzare un processo di post-produzione nel momento di cattura dell’ immagine.


Nelle opere si avverte un linguaggio che è intuitivo, riduttivo, che parla simultaneamente di un fascino e di un disagio con il medium, di un confronto con le strutture autoimposte per fare un gesto espressivo. In queste opere possiamo percepire la trasposizione del nucleo di un’idea tra media e come le potenzialità formali di ogni processo incoraggiano un accrescimento delle informazioni dell’immagine nel tempo. La logica estetica di un processo comincia a manifestarsi in un altro.


Il titolo Shallow Pool esprime l’ambiguità presente nelle opere. La riflessione sulla superficie di una piscina può suggerire la profondità e la chiarezza, ma entrare in essa può rivelare dell’altro. È seducente, ma fuorviante e, in una certa misura, maliziosa. Lo spettatore viene restituito alla superficie dell’immagine senza la direzione attesa, disancorata dagli stimoli familiari.

 

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