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Yorgos Stamkopoulos: Trajectory

25.01.17 — 31.03.17

a cura di Lorenzo Bruni

 

Galleria Mario Iannelli ha il piacere di presentare mercoledì 25 gennaio 2017 la mostra personale del pittore di origine greca Yorgos Stamkopoulos dal titolo ‘Trajectory’, a cura di Lorenzo Bruni, costituita da un’installazione site specific - composta da un wall painting e da sculture in acciaio - oltre alla sua prima serie di disegni su carta.

 

‘Trajectory’ è il titolo della personale che Yorgos Stamkopoulos ha ideato appositamente per la Galleria Mario Iannelli di Roma. La mostra è un’unica opera ambientale che nasce dalla speciale convivenza tra l’intervento pittorico sulle pareti dello spazio architettonico – frammenti di colori monocromi liberamente associati tra loro che creano una composizione che dinamizza e/o uniforma l’ambiente – e una serie di sculture che ne scansionano e ne caratterizzano la scoperta.  Il particolare meccanismo dialogico che l’artista instaura tra il wall painting e le presenze tridimensionali - linee di acciaio che da terra si librano verso l’alto come per effetto di una tensione autonoma ma straniante - modifica non solo la percezione spaziale dello spettatore, ma anche il suo modo di abitare e misurare quello specifico contesto fisico in cui si inserisce. Come precisa l’artista stesso: “L’idea di pittura murale era nella mia testa da tempo! Le sculture sono delle barre di acciaio di 14 mm di spessore che ho piegato direttamente io e che per me rappresentano delle linee nello spazio. Corrispondono alle linee che si vedono nei miei quadri e che realizzo nel processo pittorico prima di stendere il colore. Ho voluto, in questo caso, rompere la piattezza della tela traducendoli nella terza dimensione. La pittura dialoga sorprendentemente con le sculture divenendo un’unica cosa”. Da questo punto di vista la riflessione inedita che l’artista attiva non riguarda tanto il forzare i limiti dell’oggetto-quadro o l’essenza della pittura, bensì i parametri estetici e qualitativi con cui viene osservata e/o esperita. Inoltre, l’effetto matryoshka tra i “segni” che si dispongono in mostra permette di osservare come le categorie opposte di immagine astratta e figurativa, di gesto automatico e progettato, di storia dell’arte e memoria visuale siano da ri-pensare al tempo dei touch-screen e del mondo digitale e globale. L’obbiettivo dell’artista con il progetto ‘Trajectory’ è quello di esporre non tanto delle opere pittoriche di matrice astratta a confronto con il concetto di site specific, ma direttamente il tempo del “fare” della pittura e del suo “fruirla”.

 

Come scrive il curatore Lorenzo Bruni nella conversazione che sarà presentata assieme ad una edizione/manifesto concepita appositamente dall’artista: “La sfida a cui si sottopone Stamkopoulos non è quella di applicare il suo particolare metodo pittorico dello strappo parziale della superficie del colore - che effettua normalmente sulla tela – ad un’opera ambientale. Consiste, invece, nel portare al centro dell’opera il tempo del processo artistico e porlo in dialogo con il mondo che lo circonda e non indipendentemente da esso. E’ da questa esigenza che nasce la scelta di utilizzare per il wall painting gli stessi timbri di colore che caratterizzano il paesaggio urbano che esiste al di là delle finestre della galleria, sebbene liberati dalla funzione di “indicare” forme e cose. Questa permeabilità percettiva tra interno ed esterno, come tra spazio dell’arte e della vita, assieme al contesto “Roma” in cui avviene tutto ciò, mette in evidenza aspetti che non sarebbero apparsi così puntuali in altre occasioni: 1) il fatto che la composizione di macchie di colore monocrome possano rimandare ai frammenti degli affreschi antichi e alle procedure per farli sopravvivere; 2) il gesto della pittura a spray delle Tag dei graffitisti metropolitani collocato nel contesto dell’astrazione pittorica; 3) il rispondere alla dimensione di pura decorazione a cui possono essere associate oggi le opere di ascendenza gestaltica; 4) l’indagine sull’idea di opera totale così come la concepiva Theo van Doesburg, uno dei fondatori del De Stijl, che ha introdotto il concetto di quarta dimensione facendo emergere il fattore tempo nella fruizione dell’opera astratta; 5) la ri-attivazione della questione novecentesca sull’equilibrio tra sfondo e oggetto in primo piano; 6) la riflessione su quello che per Leon Battista Alberti e il Rinascimento fiorentino era un quadro: una finestra che incornicia al meglio il paesaggio. […] E’ come se l’artista avesse reagito a questi punti, prima ancora che si sollevassero, per mezzo della sua strategia di esplorare il gesto pittorico trasformandolo in particelle scultoree, e viceversa.”

 

Il progetto ‘Trajectory’ è stato concepito da Stamkopoulos come una riflessione condivisibile sul suo modo di lavorare attorno alla pittura astratta con l’intento, tuttavia, di dare maggiore importanza al processo piuttosto che all’immagine finale. L’artista, pur assumendo la responsabilità di riflettere sull’eredità della tradizione modernista del monocromo e quella politica/ concettuale della pittura analitica, punta al confronto non con la decodificazione della realtà sulla tela, bensì sul far rendere cosciente lo spettatore dei propri processi cognitivi, inducendo una riflessione sul ruolo e la comunicabilità della pittura oggi rispetto alla sua storia millenaria.

 

 

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